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Il bianco e l’augusto
(1) La sigla
(2) Il bianco e l’augusto
(3) Marion (al Cielo sopra Berlino)
(4) The London Hippodrome
(5) 16 aprile 1889 (a Charlie Chaplin)
(6) La stagione dei fiori (a Igor Stravinsky)
(7) La settima arte (a tutto il Cinema)
(8) Effetto Barnum
(9) Fuori fuoco (a Woody Allen)
(10) Il funambolo
(11) Miss Gougoutine
(12) JFK (a Buster Keaton)
(13) Gelsomina e Zampanò (a Federico Fellini)
Tutte le composizioni e gli arrangiamenti sono di Mirko Guerrini, tranne le ultime sei battute di
Gelsomina e Zampanò di Nino Rota.
Mirko Guerrini - sax tenore; sax contralto; sax soprano; trombetta a piede
Mauro Grossi - pianoforte
Saverio Tasca – vibrafono
Daniele Mencarelli - contrabbasso; mencarellofono
Paolo Corsi - batteria
“Quando dico: il clown, penso all’augusto. Le due figure sono, infatti, il clown bianco e l’augusto. Il primo è l’eleganza, la grazia, l’armonia, l’intelligenza, la lucidità, che si propongono moralisticamente come le situazioni ideali, le uniche, le divinità indiscutibili. [...] Questa è, dunque, la lotta tra il culto superbo della ragione (che giunge ad un estetismo proposto con prepotenza) e l’istinto, la libertà dell’istinto. Il clown bianco e l’augusto sono lo maestra e il bambino, la madre e il figlio monello; si potrebbe dire, infine: l’angelo con la spada fiammeggiante e il peccatore. Insomma, essi sono due atteggiamenti psicologici dell’uomo: la spinta verso l’alto e la spinta verso il basso, divise, separate. [...]
Le due figure incarnano un mito che è in fondo a ciascuno di noi: la riconciliazione dei contrari, l’unicità dell’essere.
Quel tanto di dolente che c’è nella continua guerra tra il clown bianco e l’augusto è dovuto alla circostanza che ci si presenta sotto gli occhi un fatto che riguarda la nostra incapacità a conciliare le due figure. Infatti, piú vorrai obbligare l’augusto a suonare il violino e piú egli farà scorreggioni col trombone. Ancora: il clown bianco pretenderà che l’augusto sia elegante. Ma, tanto piú questa richiesta verrà fatta con autorità, tanto piú l’altro si ridurrà ad essere stracciato, goffo, impolverato. È l’apologo perfetto di una educazione che intende proporre la vita in termini idealizzati, astratti. Ma dice, appunto, Lao Tse: se ti costruisci un pensiero = clown bianco; ridici sopra = l’augusto.”
Cit.Federico Fellini, I CLOWN, Cappelli Editore, Bologna 1988
CIRKO GUERRINI
“ Il bianco e l’augusto”
Questo è il secondo lavoro del quintetto del poliedrico musicista toscano Mirko Guerrini. Il primo (Cirko Guerrini edito da Giotto Music) ha avuto notevoli riconoscimenti a livello di pubblico e di stampa con ottime recensioni e ottimi risultati per quanto riguarda i concerti dal vivo.
Il secondo capitolo mette in scena la dualità storica dei caratteri teatrali di tradizione classica. Contrappone due opposti che si attraggono e che si sforzano di compendiarsi, per completarsi in un unico nucleo artistico.
La musica, interamente scritta da Mirko Guerrini, contiene e lascia convivere al suo interno i due caratteri principali della cosiddetta clowneria: il bianco, con la sua austerità, sobrietà, intelligenza, arguzia, lucidità, eleganza e armonia; e l’augusto: pasticcione, irriverente, comico, leggero, ingenuo, istintivo e totalmente fuori controllo.
L’eterno conflitto che governa questi due elementi si ritrova in tutto il disco, dove accanto a brani semi-seri (La sigla, The London Hippodrome o JFK) troviamo brani intensi, sofferti e molto densi di significato (La stagione dei fiori, 16 aprile 1889, Gelsomina e Zampanò). Il conflitto si risolve nell’ascolto per intero del lavoro, che diventa uno spettacolo circense anomalo: più un viaggio della mente attraverso gli eroi che popolano i sogni di Guerrini (Buster Keaton, Stravinsky, Chaplin, Fellini) quasi come in un circo immaginifico dove tutto è possibile. La musica, volutamente melodica e di facile presa, è resa un “unicum” dal suono particolare del quintetto, che plasma la propria anima brano per brano, e accanto a gocce di vibrafono, martelli di vecchi pianoforti abbandonati e apparizioni di sax, troviamo una pulsante sezione ritmica, che, quasi come fosse una “guida spirituale”, dopo averci mostrato le varie meraviglie che abitano il Cirko Guerrini ha anche il compito di riportarci ogni volta con i piedi per terra e far svanire come in un risveglio il sogno appena assaggiato.
RASSEGNA STAMPA
Cirko Guerrini
Il Bianco e l’Augusto
Emarcy, 2009 (Universal)
Mirko Guerrini (ten, sop, alto, trombetta a piede); Mauro Grossi (pf); Saverio Tasca (vib, marimba); Daniele Mencarelli (cb, b el); Paolo Corsi (batt, perc); feat. Mirio Cosottini (tr, fl #13)
Il circo, pardon cirko, è per mirko guerrini il territorio musicale privilegiato per raccontare sé stesso. non c’è unità di tempo, di luogo e d’azione in questo disco – proprio come accade in un sogno – ma ciascuna delle tredici composizioni, tutte originali, compone un unico corpus musicale, decisamente omogeneo. fatta eccezione per le due sigle di inizio e fine spettacolo, le baldanzose marce the london Hyppodrome e sigla finale, mirko guerrini sceglie di costruire un album su tinte fortemente melanconiche, tracciando una linea di continuità con certa musica di francis poulenc e di darius milhaud: sono brani curati in ogni singolo dettaglio, come la title track o la superba la settima arte. la seconda fonte ispirativa sembra essere il cinema d’autore, quello di charlie chaplin, Buster keaton e federico fellini, rispettivamente omaggiati da 16 aprile 1889, Jfk e Il Bianco e l’augusto. un mondo fitto di poesia musicale. (lv)
Il Bianco e l’Augusto / The London Hyppodrome / 16 aprile 1889 / La stagione
dei fiori / La settima arte / Il funambolo / Effetto Barnum / Fuori fuoco / Marion
/ Miss Gougoutine / JFK / Sigla finale / Gelsomina e Zampanò
JAZZ IT – Numero di Gennaio Febbraio 2010
Nel Cirko Guerrini divertimento e ottima musica. Il Tirreno — 20 febbraio 2009 pagina 06 sezione: PRATO
Una colonna sonora per un film immaginario; tema, il circo. Mirko Guerrini ha suonato il suo “Cirko Guerrini” al Metastasio. Pezzi costruiti con grande cura, guardando un po’ da tutte le parti per l’ispirazione: da Kurt Weill a Milhaud, dalle colonne sonore anni ‘70, al jazz classico. Tutto suona possibile nel suo circo, con gusto e grande controllo di questa materia sonora così variegata. C’è puro divertimento nell’ascolto di questo sguardo così ampio sulla musica. Si segue con piacere perché si ha sempre la sensazione della sicurezza di chi sta suonando. Il controllo appunto. Guerrini domina con sicurezza il suo strumento e tutto quello che propone con il suo gruppo. Lo accompagnano musicisti che sanno levigare con lavoro di cesello ogni suono. Con il sassofonista ci sono Saverio Tasca alle percussioni, Mauro Grossi al pianoforte, Daniele Mencarelli al contrabbasso, Paolo Corsi alla batteria. Suonano tutti senza una sbavatura, in perfetta padronanza di ogni particolare. Non manca l’ironia nella loro esibizione. Scherzano sul palco, Guerrini si presenta vestito da domatore. Ma attenzione, quando si tratta di maneggiare i suoni niente è lasciato al caso. Dunque proprio come in una colonna sonora scorrono le immagini evocate dall’immaginario circense di Guerrini. Una galleria dove si incontrano i personaggi amati dal sassofonista: Chaplin, Woody Allen, Buster Keaton, Fellini. Ognuno di loro ha una cifra musicale che Guerrini sviluppa e porta sul palcoscenico e ognuno di loro prende vita sotto forma di immagine sulla colonna sonora della sua musica. Un atto d’amore dunque per tutto un immaginario, e un omaggio alla musica; una fiducia nel suo potere di evocare, ma anche nelle infinite possibilità che ancora esistono nella combinazione dei suoni. Paolo Puggelli
“Il suono senza frontiere del predestinato del jazz” -Repubblica 15.02.08
“Il predestinato del jazz ama confondere le acque. Ama la libertà concessa dalla musica afroamericana ma la usa in contesti diversi, ad esempio per dare un suono nuovo all’abusato immaginario del circo. [..] La Repubblica 15.02.08
“Intervista a Mirko Guerrini: “Nel mio circo jazz tra Fellini, Chaplin e Buster Keaton” – L’Unità 14.02.08
“Nel Cirko tutto jazz di Guerrini” – Il Corriere della sera 15.02.08
“Sono un domatore di musicisti – Guerrini torna col suo “Cirko” e annuncia il nuovo album per la prossima estate – Il Nuovo Corriere di Firenze 16.02.08 “Un documentario sul circo cosi’ efficace non si era piu’ visto dai tempi de “I Clowns” di Fellini. E chi sostenesse che questo termine di paragone e’ tanto banale quanto sproporzionato, allora si lasci prendere per mano e si lasci portare a fare un giro per il circo delle tredici monografie di questo disco, che ci mostrano i momenti e i personaggi che popolano un mondo di dichiarata e immaginifica falsita’. JAZZ IT
“Mirko Guerrini con questo disco, oltre a confermare – come se ne fosse bisogno… – la sua fama di sassofonista, ha anche dato prova di grandi capacita’ di arrangiamento e composizione, riuscendo a non prendersi troppo sul serio e a far divertire tutti” – JAZZ CONVENTION
“Una sarabanda di pensieri di rincorsa, soundtrack di film fuggiaschi per sognatori guitti, di cose che un po’ te le godi e un po’ ti ci perdi. Insomma, e’ uno di quei dischi che confermano il mistero del jazz, parola indefinibile che non definisce nulla ma c’e', sentimento di liberta’ lungo consuetudini formali riconoscibili ma giammai vincolanti. Da ascoltare come si guardano certi sogni di celluloide, di strada, di polvere.” - SUONI E RITMI
“Attraverso le figure di personaggi come il trapezista, Mangiafuoco, la donna del lanciatore di coltelli e il clown triste, Guerrini imbastisce un concept che rappresenta il circo nella sua pienezza, dall’ilarita’ buffa alla commozione, dalla gioia condivisa durante lo spettacolo alla sognante malinconia che ne segue la fine. Da buon fiorentino Mirko Guerrini combina un’attitudine colta e scherzosa, concettuale e divertente: il suo e’ un disco ricco di jazz, ma di un jazz atipico, spassoso. Da gustare.” – MESCALINA
“Cirko Guerrini piu’ che un disco di jazz, con temi e ampie zone di improvvisazione, assomiglia più ad una colonna sonora immaginaria sulla quale lasciar s scorrere i filmati dei ritratti d’artista. C’è molta scrittura in questa elegante carrellata di temi e ritmi. Tutto scorre piacevole e ci si lascia accompagnare volentieri dalla mano leggera di Guerrini e della sua band.” IL TIRRENO
“Il Banco e l’Augusto” (Emarcy/Universal) è il nuovo capItolo discografIco firmato da Mirko Guerrini a nome del suo collettivo, il Cirko Guerrini. Ne parliamo con il sassofonista fiorentino. Ambiente sonoro prediletto da Mirko Guerrini, il Cirko è luogo patafisico all’interno del quale agiscono spartiti, prendono vita sogni e incubi e si giocano i destini del pensiero musicale. In questo spazio immaginario Guerrini deposita le proprie composizioni, ogni traccia del suo percorso artistico e umano: ricordi e schegge di una vita reale che confluiscono in melodie fortemente melanconiche.
Perché il Cirko Guerrini?
Il mondo del circo evoca molti stati d’animo, dalla tristezza alla felicità, dalla spensieratezza alla paura – tutti creati artificiosamente –, in maniera del tutto simile a ciò che accade durante un concerto o quando si compone musica.
Il titolo del disco, “Il Bianco e l’Augusto”, trae ispirazione dal film I Clowns (1970) di Federico Fellini. Perché lo hai scelto?
Federico Fellini sosteneva che i due caratteri della clowneria, il clown bianco – elegante, sofisticato e sagace – e l’augusto – pasticcione e vestito di stracci –, rappresentassero «la lotta tra il culto superbo della ragione (che giunge ad un estetismo proposto con prepotenza) e l’istinto, la libertà dell’istinto». Questa descrizione è profondamente pertinente con la figura del musicista di jazz, in continua lotta tra impulso naturale e razionalità, tra ciò che il cuore pretende compiere e ciò che la testa suggerisce.
Nell’album dominano i toni pastello, melanconici e nostalgici: parlo della title track, ma anche di 16 aprile 1889, Effetto Barnum, La settima arte, Il funambolo, Marion. Ballad, peraltro, struggenti.
Rispetto al primo disco con questa formazione (“Cirko Guerrini”, Giotto Music, 2006, ndr), “Il Bianco e l’Augusto” è senz’altro più scuro, riflessivo e intimo. Si tratta di un circo del pensiero, che mette in risalto gli aspetti più onirici della mia personalità, popolata da strani personaggi e miti del passato.
The London Hyppodrome e Sigla finale rappresentano, invece, i momenti più fe- stosi e gioiosamente sgangherati dell’al- bum, musica circense nella sua accezione più classica.
Il brano The London Hyppodrome prende il suo nome dal teatro della Londra di inzio Novecento (posto a Leicester Square, ndr): disponeva di una platea multifunzionale che all’occorrenza veniva trasformata in pista di pattinaggio, in arena circense o in enorme piscina dove prendeva vita il numero degli elefanti tuffatori. Non potevo ignorare questo luogo
Il chorus di JFK mi riporta alla mente i famosi “balli della mattonella” suonati dalle orchestrine del paese per far avvicinare due innamorati. Anche in questo caso, domina su tutto un tono cupo, di rassegnazione.
JFK innanzitutto non è l’acronimo di John Fitzgerald Kennedy ma di Joseph Francis Keaton, detto “Buster” (attore, regista e sceneggiatore, 1895-1966, ndr). Anche a me questo brano ricorda una situazione da ultimo ballo, verosimilmente in Romagna, quando l’orchestra, sfinita, suona un “lento-terzinato” per vedere se anche l’ultima coppia di innamorati riesce ad andare a letto o a raccogliere le forze per amarsi ancora una volta. Proprio questo contrasto, tra il desiderio di “iniziare” e quello di “finire”, incarnati dalla coppia innamorata e dall’orchestra che suona – ancora una volta la lotta dei contrari – mi fa venire in mente il clima dei film di Buster Keaton.
Torniamo alla forza evocativa del cinema. Provo a indovinare: il brano 16 aprile 1889 celebra la nascita di Sir Charlie Chaplin? E se sì, perché?
Hai indovinato! Perché? Perché Charlie Chaplin è stato un artista per il quale la tanto abusata parola “genio” calza addirittura stretta.
E poi, a un tratto, Fuori fuoco, una composizione decisamente open form e anarchica, uno strappo con l’intero racconto musicale. Che cosa è successo?
A volte il Guerrini compositore prende il sopravvento. Questo brano – in realtà molto semplice – è il frutto di un’addizione casuale: tutti i musicisti suonano il tema per quattro volte, selezionando del tema stesso solamente alcune note, a caso; nel riprenderlo da capo, ne viene scelto un numero maggiore e l’effetto finale è molto “contemporaneo” con accenti contrappuntati da improvvisi e sorprendenti unisoni. Adoro comporre usando dei “trucchi”: La settima arte, ad esempio, è una composizione costruita tutta su intervalli di settima.
Il Guerrini compositore, dicevi?
La composizione e l’arrangiamento dominano tutti i miei lavori. La cura delle forme, dei contenitori che, di volta in volta, metto a disposizione dei musicisti per muoversi, è una delle mie caratteristiche. Se, in questo lavoro, mi sono sforzato anche di lasciare molto al destino del momento, ciò è stato possibile solo grazie alla confidenza che i musicisti del Cirko hanno con la mia musica.
Splendido, davvero. Quanto c’è di autobiografico in questo album?
Molto, come in tutti i dischi che realizzo a mio nome. Il primo risale al 1994 (“Tornando a casa”, Modern Times, ndr) e da allora ne ho pubblicati soltanto cinque, poiché per me incidere significa fotografare la mia immagine, quella di quel preciso momento, e ciò avviene solo quando anche io riesco a vederla chiaramente.
Questo ultimo lavoro discografico del Cirko Guerrini, dunque, come è stato organizzato?
Sono arrivato in studio di registrazione con tredici brani nuovi che nessuno dei musicisti del quintetto aveva mai suonato. È stato sor- prendente vederli così a loro agio con questi brani; alcuni sono stati incisi addirittura con una sola “take”.
L’album, infine, si chiude con Gelsomina e Zampanò, una melodia da carillon, tanto è delicata e soffusa. Una dolente chiosa che lascia emergere frammenti nonsense di vita quotidiana – «Butta via tutto», «Le chiavi dove le hai messe?», «Se c’è il cacciavite la sistemo» – e un’atmosfera da fine serata . Si chiude il sipario?
No, il sipario si è già chiuso con Sigla finale. Questo è il brano dal clima più felliniano, il die- tro le quinte, dove un pianista sghembo suona un pianoforte sghembo in un’osteria emiliana, il luogo in cui alcune persone indaffarate nel quotidiano ignorano la musica ma poi, una a una, vengono risucchiate nel vortice di questa melodia da “valzerino” di periferia finendo per sparire tutte insieme dentro le note che citano il tema de La strada di Nino Rota; come se la musica potesse citare sé stessa e creare infiniti mondi paralleli, popolati da pagliacci, lanciatori di coltelli, funamboli e cinema… tanto cinema. Dei “non-luoghi”, così come “non-luogo” è anche il circo stesso.
Il booklet fotografico del disco “Il Bianco e l’Augusto” è decisamente pertinente ai suoi contenuti musicali. Insieme ai tuoi colleghi circensi, sei ripreso su di uno sfondo inverosimile, immerso in un’atmosfera onirica, a metà strada tra sogno e incubo.
Il servizio fotografico di Barbara Rigon evoca tutto un mondo che mi ha sempre affascinato sin dall’adolescenza: un mondo fumoso, abitato da personaggi improbabili che danno vita a situazioni grottesche ma poetiche, posto al confine labile tra sogno e realtà, in quel preciso momento dell’alba – prima del risveglio – dove i contorni dei nostri pensieri sfumano e vengono distorti, o persi al risveglio.
Come definiresti questo album?
Un falso d’autore.
Intervista di Luciano Vanni su Jazz It di Gennaio-Febbraio 2010
equipment
Sax Tenore Selmer Mark VI; Bocchino Ottolink n. 8; Ance Rico Select Jazz 2H o Rigotti Gold /
Sax Alto Selmer Super Action serie I; Bocchino Meyer n. 8; Ance Rico Select Jazz 2H
Sax Soprano Keilwerth; Bocchino Bari; Ance Rico Select Jazz 3.
DIscOgrafIa selezIOnata
Mirko Guerrini, MIRKO GUERRINI E I DIAVOLI DEL RITMO (PHiLoLogY, 2002)
Mirko Guerrini, CIRKO GUERRINI (gioTTo MUSiC, 2006)
Mirko Guerrini, IL BIANCO E L’AUGUSTO (eMarCY, 2009)